Credito d’Imposta Design 2026

Credito d'imposta Design 2026: prenoti prima, spendi senza rischio

di Sebastiano Gadaleta — Direttore Generale, Progetto Impresa S.r.l.

Il credito d’imposta design e ideazione estetica 2026 vale il 10% delle spese ammissibili, fino a 2 milioni di euro l’anno, e questa volta lo prenoti prima di spendere: sai già che il credito c’è. È la novità che cambia tutto. Con il decreto direttoriale MIMIT del 3 luglio 2026 la misura passa a una procedura in due fasi: prima comunichi il progetto e prenoti la risorsa, poi realizzi le spese e completi. Niente più incertezza sul recupero: se prenoti e rispetti le condizioni, il credito è tuo. Fonte: MIMIT, art. 1 commi 925-926 della L. 199/2025 (legge di bilancio 2026) e decreto direttoriale 3 luglio 2026.

In questo articolo ti spieghiamo in dettaglio:

Cos’è il credito d’imposta design 2026

Il credito d’imposta design e ideazione estetica premia le imprese del made in Italy che innovano l’estetica dei loro prodotti. Parliamo di linee, forme, colori, ornamenti, combinazioni: l’aspetto del prodotto, non le sue componenti tecniche o funzionali. Chi investe nel disegnare un prodotto nuovo o significativamente rinnovato nell’estetica ottiene un credito d’imposta pari al 10% delle spese ammissibili, utilizzabile in compensazione tramite F24.

I settori ammessi sono quelli dove il design fa la differenza competitiva:

  • Tessile e moda
  • Calzaturiero
  • Occhialeria
  • Orafo e gioielliero
  • Mobile e arredo
  • Ceramica

Il beneficio spetta a prescindere da forma giuridica, dimensione e regime contabile, salvo le imprese in liquidazione, fallimento o colpite da sanzioni interdittive.

L’angolo che conta: prenoti prima, zero rischio

Qui sta la vera notizia del 2026. In passato il credito design generava incertezza: spendevi, poi in fase di controllo rischiavi il recupero se qualcosa non tornava. Ora la logica si ribalta.

Con la Comunicazione di Prenotazione preventiva hai la certezza del credito prima di aprire il portafoglio. Prima descrivi il progetto e prenoti la risorsa, poi realizzi le spese, infine completi. Prenoti prima → sai già che il credito c’è → nessun rischio a valle. Non spendi al buio sperando che l’agevolazione regga: parti con la conferma in mano.

Il budget complessivo è di 60 milioni di euro per le spese sostenute nel periodo d’imposta 2026 (quello successivo al 31 dicembre 2025). È una risorsa a sportello: si prenota in ordine di arrivo fino a esaurimento. Ecco perché la prenotazione preventiva non è solo una garanzia, è anche una gara di tempismo.

Come funziona la procedura in due fasi

Tutto passa dalla piattaforma telematica MIMIT, aperta dal 7 luglio 2026 per le prenotazioni. Due comunicazioni obbligatorie:

1. Comunicazione di Prenotazione (preventiva). Comunichi in anticipo la descrizione del progetto, le date previste e l’importo delle spese ammissibili stimate, con il relativo credito d’imposta. Questa fase blocca la risorsa a tuo nome.

2. Comunicazione di Completamento. Entro e non oltre 30 giorni dalla chiusura del periodo d’imposta comunichi gli investimenti effettivamente realizzati. Attenzione alla condizione: gli investimenti realizzati non possono essere inferiori al 70% dell’importo prenotato. Se prenoti alto e realizzi poco, perdi la parte non coperta.

Detto in pratica: prenota un importo realistico. Prenotare troppo per “tenere il posto” e poi non spendere fa scattare la soglia del 70% e ti fa perdere il beneficio sulla differenza.

Esempio concreto: impresa calzaturiera che spende 200.000 €

Prendiamo un calzaturificio che nel 2026 investe 200.000 € nel design di una nuova collezione: bozzetti, prototipi estetici, consulenze di design, materiali per la campionatura.

  • Spese ammissibili: 200.000 €
  • Credito d’imposta (10%): 20.000 €

Quei 20.000 € si usano in compensazione con F24, senza attendere rimborsi. E poiché il progetto è stato prenotato prima di partire, l’impresa sapeva già a gennaio che il credito ci sarebbe stato: ha investito nella collezione con la copertura confermata, non a scommessa.

Nota: le spese ammissibili tipiche includono personale dedicato al design, ammortamenti e leasing di strumentazione, servizi di design commissionati a terzi, consulenze, materiali. L’importo va calcolato sul singolo caso e sulle voci effettivamente ammissibili.

Chi può accedere e cosa conta come “design”

Contano gli interventi che innovano significativamente l’estetica del prodotto. Non basta un ritocco: serve un’innovazione riconoscibile su linee, forme, colori, decorazioni, combinazioni. Restano fuori gli elementi tecnici e funzionali, che semmai rientrano in altre misure (come il credito ricerca e sviluppo).

Il tetto è di 2 milioni di euro all’anno per singolo beneficiario: è il massimo di credito ottenibile, quindi la misura scala anche su investimenti importanti. Per un’impresa che spende molto in ideazione estetica — pensa a un marchio di occhialeria o di arredo di design — il credito diventa una voce di finanziamento non banale.

Come muoverti adesso

La partita si gioca sul tempismo e sulla correttezza della prenotazione. Chi arriva prima blocca la risorsa; chi prenota bene evita la trappola del 70%. Servono: inquadramento corretto delle spese ammissibili, stima realistica del progetto, prenotazione tempestiva sulla piattaforma, poi completamento nei termini.

Noi di Progetto Impresa seguiamo il ciclo completo: verifica dell’ammissibilità del progetto di design, quantificazione del credito, prenotazione preventiva e comunicazione di completamento. Se sei un’impresa del made in Italy e nel 2026 investi nell’estetica dei tuoi prodotti, il momento per prenotare è adesso — il budget è di 60 milioni a sportello e non aspetta.

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