Iperammortamento 2026: come funziona, novità e vantaggi fiscali per le imprese

Iperammortamento 2026: il ritorno di un’agevolazione strategica per le imprese

Con il Ddl di Bilancio 2026, attualmente in discussione al Senato, viene reintrodotto l’iperammortamento, un meccanismo già noto alle imprese e destinato a sostituire la stagione dei crediti d’imposta 4.0 e 5.0. La misura, prevista dall’art. 94 del Ddl, si applicherà esclusivamente alle imprese, escludendo i professionisti.

Il principio operativo resta quello già sperimentato nel 2017: una maggiorazione delle quote di ammortamento, puramente fiscale, che permette alle imprese di ottenere un significativo risparmio d’imposta.

In questo articolo ti spieghiamo in dettaglio:

Quali beni saranno agevolati nel 2026

Rientrano nell’iperammortamento:

  • i beni 4.0 degli Allegati A e B della legge 232/2016,

  • i beni con caratteristiche di integrazione e interconnessione,

  • i nuovi investimenti per autoproduzione di energia rinnovabile, incluso lo stoccaggio energetico e gli impianti fotovoltaici ad alta efficienza, come già ammessi nel credito 5.0.

La norma introduce inoltre una maggiorazione potenziata per investimenti orientati alla transizione ecologica, con risparmio energetico minimo del 3% o 5% a seconda dei processi interessati.

Le nuove aliquote e il risparmio fiscale reale

L’iperammortamento 2026 prevede una maggiorazione differenziata in base all’importo dell’investimento:

  • fino a 2,5 milioni: maggiorazione dal 180% ai 220% (ecologico),

  • oltre 2,5 e fino a 10 milioni,

  • oltre 10 e fino a 20 milioni.

Il beneficio non è un credito ma un minore carico fiscale su IRES o IRPEF: l’effettivo vantaggio dipende quindi dal ciclo di ammortamento fiscale del bene. Gli investimenti con ammortamenti più rapidi generano un ritorno economico più immediato.

Da notare che il nuovo iperammortamento considera i costi al netto di altri incentivi, riducendo possibili sovrapposizioni.

Ammortamento civilistico e fiscale: cosa cambia

Come nelle precedenti edizioni, l’agevolazione si calcola utilizzando i coefficienti fiscali, indipendentemente dagli ammortamenti civilistici scelti dall’impresa.
Questo rende neutre eventuali politiche di bilancio che prevedano ammortamenti ridotti o più prudenti

Il tema della perdita fiscale

Per ottenere il risparmio, l’impresa deve avere una base imponibile positiva.
In caso contrario, il vantaggio si sposta negli anni successivi, come accade per soggetti che hanno regimi fiscali particolari (es. cooperative sociali o imprese di trasporto con indennità forfettaria)

Fase transitoria 2025–2026: cosa succede agli investimenti in corso

La transizione richiede attenzione. Secondo le regole già applicate nel passato:

  • i beni consegnati prima dell’entrata in vigore della norma non sono agevolabili, anche se entrano in funzione nel 2026;

  • sono invece agevolabili i beni con acconti pagati nel 2025 e consegna con completamento dell’investimento nel 2026.

Questa distinzione può incidere significativamente sulla pianificazione degli investimenti aziendali.

L’iperammortamento 2026 rappresenta una grande opportunità per le imprese che intendono innovare processi, digitalizzare la produzione o investire in energia rinnovabile.
In un contesto di transizione dalle misure 4.0–5.0 verso un nuovo schema stabile, una pianificazione accurata è indispensabile per massimizzare i benefici fiscali.

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